Avevo un sogno aprire una fattoria AMATORIALE...
galline...oche ...papere...
asini... maialini ...
ma non me lo hanno permesso....
 
 
cosi ora dovro' ricominciare da capo...
 
 
AGRICOLTURA NATURALE
 
ho fatto un corso e ritengo il metodo veramente speciale
cerco anche di attuarlo ,anche se difficile cambiare stile...
 
L'agricoltura naturale come pratica agricola
 
 
 
 
Nel rispetto dei suoi quattro principi fondanti (niente aratura, niente uso di fertilizzanti, niente diserbo, niente pesticidi), le applicazioni pratiche della agricoltura naturale possono variare notevolmente a seconda della situazione ambientale (temperature, piovosità, specie animali e vegetali presenti, etc.), dall’intenzione (riforestazione, produzione per autosufficienza o per la vendita) e, ovviamente, a seconda di numerosi altri fattori come le inclinazioni personali.
Questa sezione intende semplicemente presentare alcuni metodi esplorati fino a questo momento, senza per questo essere del tutto esaustiva né negare, peraltro, la possibilità di intraprendere altre innumerevoli vie, in attesa soltanto di chi le percorra.
 
Seme nudo o palline d’argilla?
 Uno degli aspetti certamente più celebri dell'agricoltura ideata da Fukuoka è la pratica di seminare a spaglio palline di argilla contenenti i semi. Questa credenza è assolutamente legittima, tuttavia non bisogna ignorare che lo stesso Fukuoka iniziò la sua sperimentazione agraria seminando con successo chicchi di riso senza alcun involucro di argilla.
 Fu soltanto in seguito che, anche grazie alla manodopera fornita dai volontari presso la sua fattoria, che egli elaborò l’idea di preparare palline di argilla per proteggere i semi da uccelli, insetti e altri animali, conservandoli vitali anche in caso di ritardo delle piogge.
 
Il metodo originario
Il metodo inizialmente ideato da Fukuoka riguardava la coltivazione dei cereali e prevedeva la semina sul terreno di due cereali nell’arco dell’anno: in autunno seminava orzo, che cresceva nel corso dell’inverno e veniva raccolto a primavera; al raccolto dell’orzo corrispondeva la semina del riso, che cresceva nel periodo estivo fino alla semina successiva dell’orzo. In realtà la semina del cereale non seguiva la raccolta del cereale precedente, ma la anticipava: l’orzo, infatti, veniva seminato a spaglio entrando nella risaia circa due settimane prima che il riso venisse raccolto e lo stesso avveniva per la semina del riso prima della raccolta dell’orzo.
 Circa quattro settimane prima della raccolta (dunque due settimane prima della semina) invece, Fukuoka seminava il trifoglio, con la funzione di fissare l’azoto nel suolo e di coprire il terreno una volta che il cereale sarebbe stato raccolto, in modo tale da controllare la crescita delle cosiddette erbe “infestanti”. Dopo che il cereale era stato raccolto e trebbiato la paglia veniva sparsa sul campo, dove il nuovo cereale cresceva insieme al trifoglio. Anche la paglia, come pacciamatura, veniva così ad avere un effetto di controllo sulle “infestanti” (Cfr. M. Fukuoka, “La rivoluzione del filo di paglia”, Libreria Editrice Fiorentina, Quaderni d’Ontignano, 1980, pp. 31-32; “La fattoria biologica”, Ed. Mediterranee, 1992, pp. 199 e seg.; “Lezioni italiane”, Libreria Editrice Fiorentina, Quaderni d’Ontignano, 2005, p. 44).
 Tagliare dopo la semina ciò che cresceva in precedenza sul terreno è una pratica comune a tutte le applicazioni agricole dell'agricoltura naturale (al contrario, questo non è ovviamente adottato nelle attività di riforestazione). Ciò che è stato tagliato (che può essere semplicemente erba oppure i resti della coltura precedente) viene sparso sul terreno. Questo sembra essere  il modo più fedele di imitare la natura, evitando di asportare materia organica: privandone costantemente il terreno infatti dovremmo fare uso del compost o dei fertilizzanti per compensare questa asportazione.
 Ricollegandoci a quanto detto nella apertura del paragrafo, dunque, occorre rilevare come in certe situazioni, in particolare quando la pacciamatura sia abbondante e siano assenti specie animali che rendano necessaria la protezione del seme, preparare le palline di argilla potrebbe risultare uno spreco di materiale, oltre che di tempo ed energia.
 
Preparare palline d’argilla
Il modo più semplice di fare palline è quello di preparare un impasto di argilla e semi, formare delle palline con i palmi delle mani e poi lasciarle asciugare. In genere si utilizza a questo scopo argilla in polvere o terreno argilloso setacciato. Le proporzioni indicate variano anch’esse significativamente e vanno da 5 a 20 parti di argilla per una parte di semi.
 In linea di massima, più il terreno è fertile, minore è la quantità d’argilla che dobbiamo utilizzare; per la stessa ragione, quando intendiamo fare un’opera di riforestazione, la quantità di argilla sarà decisamente più elevata.
Una volta ottenuto il miscuglio di argilla in polvere e semi, gradualmente viene aggiunta l’acqua mescolando come per impastare il pane. Quando l’impasto è abbastanza bagnato da non formare crepe nel momento in cui modelliamo le palline, allora la sua consistenza è ottimale; continuando ad aggiungere acqua, esso diventerebbe troppo appiccicoso e la sua lavorazione difficile.
 Normalmente le palline vengono fatte seccare, possibilmente al sole. Seminando subito le palline è sufficiente che esse siano abbastanza dure da non rompersi facilmente, ma se vogliamo conservarle per un certo tempo la loro umidità non dovrebbe essere superiore al 13% oppure -più praticamente- dopo averle aperte non dovremmo essere in grado di incidere con le unghie la superficie dei semi all’interno.
 Per ragioni di praticità, se seminiamo un miscuglio di semi, è conveniente dividere i semi in base alla loro grandezza: in questo modo, un impasto con semi approssimativamente della stessa grandezza risulterà più semplice da lavorare rispetto ad un impasto con semi altamente eterogenei.
 Un discorso a parte deve essere fatto per i legumi: infatti questi semi hanno una maggiore tendenza ad ingrossarsi assorbendo acqua e dunque tendono a spezzarsi facilmente la pallina che li ingloba. Per questo motivo, prima di essere inseriti nell’impasto, i legumi vengono messi a bagno, da un minimo di mezz’ora per i più piccoli come le lenticchie fino a un’ora per i più grandi come i fagioli e i ceci. Pomodori, melanzane e peperoni, infine, avendo una competitività molto bassa rispetto alle altre specie, vengono quasi sempre fatti germogliare in semenzaio e poi trapiantati anche nell’ambito dell'agricoltura naturale.
Alternativamente al metodo della lavorazione a mano, che necessita di una notevole manodopera raggiungendo però risultati qualitativamente superiori, sono stati elaborati anche altri metodi:
il telaio, la betoniera e il cesto
 
Qualunque sia il metodo con cui copriamo d’argilla i semi, è possibile aggiungere insieme all’argilla anche una certa quantità di terriccio al fine di arricchire questo strato di materia che avvolge il seme.
 Sia allo scopo di arricchire sia a quello di alleggerire le palline è stata sperimentata anche l’aggiunta di carta, lana e cotone, purché tale materiale sia stato conservato in buone condizioni igieniche per evitare di introdurre nelle palline batteri o sostanze nocive per i semi. La necessità di alleggerire le palline può essere motivata, ad esempio, da una semina su vaste superfici con uso di aerei, senza che le palline si spezzino cadendo.
 
Biodiversità o coltura specializzata?
Finora abbiamo parlato di come seminare, ma non ci siamo ancora posti il problema di cosa seminare. Questo rappresenta una questione ancora decisamente aperta nell’ambito dell'agricoltura naturale. È evidente che la posizione generale della agricoltura naturale è decisamente a sostegno della biodiversità ed ostile ad una coltivazione di tipo settoriale. Infatti, la ricchezza e la varietà delle specie è certamente una delle condizioni fondanti che rendono sano un ambiente naturale.
 Per questo Fukuoka afferma che dobbiamo cercare di seminare una varietà di semi che sia la più ampia possibile. La fattoria più “naturale” sarà dunque quella dove riusciamo a mescolare numerose specie nel modo più profondo e integrato.
 Al rispetto ortodosso della biodiversità così come si realizza in natura, è però evidentemente connesso un possibile problema economico: in effetti, la maggiore efficienza economica – quanto meno a breve termine – è, in ultima analisi, la causa della specializzazione agraria nell’era della tecnica.
 In cosa consiste quindi l’interrogativo? La questione che rimane aperta è l’esplorazione di una via di produzione nel pieno rispetto della biodiversità. In altre parole: come si può estendere il principio della biodiversità da una pratica agricola di autosufficienza ad una attività di produzione? D’altronde, Fukuoka stesso giunse ad elaborare la filosofia di agricoltura naturale a partire dalla coltivazione alternata di due cereali, dunque un metodo di coltivazione che prevede la semina di due specie soltanto.
 È chiaro che, nel momento in cui la biodiversità viene ridotta allo scopo di una maggiore efficienza, diventa necessario mettere in pratica una rotazione che permetta a più specie di crescere, in modo alternato, sullo stesso terreno.
 È dunque l’ideazione di cicli sani per l’ambiente e, tuttavia, economicamente praticabili per l’agricoltore ad essere un importante campo di ulteriori ricerche.
 
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